Riepilogando Exploring Basilicata meet-up

Come direbbe Francesca, In principio era il fud.

Dopo soli tre mesi dall’esperienza di co-living fatta a Casa Netural, abbiamo riacceso i motori della nostra auto e siamo nuovamente rotolati verso sud.

I sassi

I sassi

Che dire, se non sei mai stato a Matera non puoi capire l’aria magica che si respira e il perché i sassi ti rimangano così nel cuore e il loro richiamo non ti faccia proprio a resistere all’invito di partecipare ad un meet-up che vedeva coinvolti comunicatori (credo che noi facessimo parte di questo gruppo) e strutture ricettive che avevano deciso di appoggiare il progetto Exploring Basilicata.

Organizzazione ineccepibile, come sempre.

La giornata è stata divisa in due parti: la mattina giro di presentazioni delle realtà turistiche a cui è stata data una traccia da compilare con la loro storia, punti di forza, debolezza e tre aggettivi che li rappresentassero.

A turno queste persone si sono poi raccontate a voce, con noi comunicatori dotati solo di un classico taccuino su cui poter prendere appunti e privati, invece, dei nostri strumenti digitali. Aldilà delle scene di astinenza di cui ci siamo resi protagonisti ;), anche questa privazione è stata un utile spunto di riflessione per farci capire quanto in realtà, sempre più spesso, siamo più preoccupati del dover comunicare qualcosa anziché realmente fermarci a conoscerla e ad ascoltarla nel profondo.

Pranzo del vicinato

Pranzo del vicinato

Tra racconti appassionati e nuove conoscenze arriviamo alla pausa pranzo, che non poteva rappresentare anch’essa motivo di networking. Tutti insieme nell’area comune all’ingresso dei sassi netural: vicini di casa (con l’immancabile Signora Maria!) comunicatori e gestori uniti da chiacchiere e prelibatezze cucinate con amore da Candice e Juliana, un’australiana e una colombiana rimaste inesorabilmente affascinate da questa terra e da Casa Netural.

Il pomeriggio, come si suol dire, i nodi sono invece venuti al pettine. Ogni gestore è stato accoppiato ad un comunicatore (perdonatemi queste etichette ma è il modo più veloce per farmi capire) per rispondere insieme ad un questionario con domande specifiche sulla strategia di comunicazione portata avanti dalla loro azienda.

Ed ecco che ti rendi conto di come le storie meravigliose che avevi ascoltato la mattina, fossero raccontate in maniera totalmente differente sul web, facendole sembrare due realtà spesso completamente diverse.

Dico che i nodi sono venuti al pettine perché ho rivisto in quei momenti, scene che ho già vissuto diverse volte mentre cercavo di far capire ad un gestore l’importanza di sapersi raccontare anche attraverso la creazione di un’identità visiva che lo rispecchiasse realmente, di un blog da aggiornare con i propri eventi, scattando belle foto e facendo un sito che fosse facile ed immediato a chi capitasse di visitarlo.

Lo scoglio è sempre quello, nulla di nuovo: queste persone sono assolutamente concrete, abituate ad occuparsi di cose fisiche e tangibili come la terra o il cibo, e tu invece, caro comunicatore, risulti effimero e, diciamocelo, un po’ venditore di fumo.

Meet-up #explobasilicata @CasaNetural

Meet-up #explobasilicata @CasaNetural - Foto di @fra_vola

Insomma, c’è un problema di comunicazione! Ed evidentemente lo abbiamo noi comunicatori, che paradossalmente non sappiamo comunicare l’importanza della nostra comunicazione.

Al termine del meet-up, durante il giro di opinioni su come era andata a nostro parere la giornata, ho parlato di capacità di mettersi in discussione, ma mi sono rivolta in particolar modo ai gestori. Ho detto loro, in poche parole, che era inutile parlare di comunicazione se non erano davvero pronti a mettere in discussione come avevano lavorato fino a quel momento, affidandosi a persone del campo.

In realtà ho sbagliato tutto. A metterci in discussione dobbiamo essere prima di loro noi, anzi: IO.

Se non riesco a trasmettergli il valore, la bellezza e soprattutto la concretezza del mio lavoro il problema è mio, non loro!

Se ancora devo semplificare all’osso la mia attività, fino a trasformarla, per farmi capire dalle persone che mi fanno la fatidica domanda “Di cosa ti occupi?” significa che ho una difficoltà di espressione e che sembra molto simile a quello emerso dai gestori: faccio una cosa ma in realtà comunico di esserne un’altra.

Durante la pausa pranzo parlavo proprio di questo con Stefania Clemente, anche lei del gruppo comunicatori, che mi ha raccontato un aneddoto significativo. Un giorno stava lavorando nella biblioteca del suo paese, è uscita per la pausa sigaretta e ha incontrato un’amica di famiglia che le ha chiesto con tono sorpreso: “Lavori qui!?”. La signora in questione non poteva immaginare che a Stefania basta il wi-fi e il pc per poter lavorare ovunque, ed aveva giustamente pensato che fosse stata assunta dalla biblioteca. Ebbene, pur di non stare a spiegare che si occupa di comunicazione e turismo ormai da anni, Stefania si è un batter d’occhio trasformata in… una bibliotecaria.

Ora, per concludere abuserò anch’io di questa citazione: “Non hai veramente capito qualcosa fino a quando non sei in grado di spiegarlo a tua nonna”.

Noi “comunicatori” abbiamo veramente capito la forza del nostro lavoro? Credo di sì. Il fatto che ci piaccia talmente tanto da farlo sembrare talvolta un gioco è un altro discorso. Ora la sfida sta nel riuscire a spiegarlo anche a nostra nonna. ( E nel mio caso a mia madre!)

Insomma, mettiamoci in discussione e…a disposizione.

Io ci proverò!

Un “Oktoberfest”…alternativo!

Come abbiamo scritto in un post di qualche mese fa, il nostro è un blog collaborativo aperto a tutti coloro che vogliano utilizzarlo per comunicare qualcosa a proposito di sostenibilità ambientale e sociale, magari passando per i viaggi.

Il pezzo che segue è stato scritto da Francesco Marano di Latitudine Sud, un progetto indipendente di quattro blogger accomunati dall’amore per la propria terra e dalla voglia di riscattarla da facili luoghi comuni. La loro idea è quella di far conoscere il Sud per la sua storia, la sua cultura, le sue tradizioni senza cadere nella rete dell’ovvietà e dell’ironia.

Ecco, dopo questa breve intro, vi chiedo di regalarvi 5 minuti di relax per immergervi in una delle più belle e folkloristiche sagre siciliane.

PS. Se per caso Francesco vi avesse fatto venire voglia di partire con questo post…date un’occhiata alle offerte di Gianni e Nunzia di Aria e Profumi di Mare B&B. 😉

 

L’Ottobrata di Zafferana Etnea (CT) è uno di quegli eventi che anima il mese di ottobre di questa piccola cittadina alle pendici del vulcano più grande d’Europa. E’ una festa dove la cultura enogastronomica si sposa con arte, tradizione e storia di questi luoghi. Tutte le domeniche di ottobre, un pullulare di genti invade le sue caratteristiche stradine, fondendosi con cibo ed esposizione artistica di piccoli artigiani che presentano i loro prodotti, a volte come piccole opere d’arte. La pietra lavica, i ricami, il legno e il ferro diventano protagonisti plasmati da mani sapienti.

Pittore di carretti

I caratteristici pittori di carretti colorano invece queste ancora miti giornate autunnali.

Era un po’ che non mi recavo all’Ottobrata di Zafferana e solleticato dall’idea di potermi inebriare nei piaceri e nei profumi di Bacco, decisi di dedicare la domenica appena passata a tali libagioni.

L’Ottobrata è soprattutto la festa dell’uva e del vino autoctono delle alture dell’Etna, il Nerello, straordinario per la sua corposità e il sapore fruttato, ma è anche importante vetrina di mele, funghi, miele e castagne, praticamente l’apoteosi dei sapori di questa stagione.
Il pomeriggio scivolò tra canti, balli e artisti di strada e quando sembrava che l’atmosfera festaiola sfumava, ecco presentarsi la classica ciliegina sulla torta: la ristorazione curata dai ragazzi dell’alberghiero di Giarre (CT), partoriva un meraviglioso primo piatto da zittire tutti. Risotto carnaroli mantecato con uve di Nerello Mascalese e salsiccia; come dice il Commissario Montalbano: non mi piace parlare quando mangio!
A proposito di Montalbano, finito di degustare tale delizia scambiai amabilmente quattro chiacchiere con uno dei pittori dei carretti siciliani, che mi consigliò, sulla strada del ritorno di effettuare un excursus nella terra della Stonehenge italiana: i megaliti di Argimusco, Elmo e Losi, nei dintorni di Montalbano Elicone (ME), stupefacente borgo, forse tra i più belli d’Italia sul massiccio dei monti Nebrodi.
Quando vi giunsi, lo stupore fu totale e rimasi quasi ipnotizzato da questi mastodontici menhir che a 1200 metri di altezza dominano un incredibile panorama.

Monoliti di Argimusco

Questi imponenti megaliti, definiti le pietre dei giganti, parrebbero risalire al neolitico e sono stanziati a poca distanza uno dall’altro. Sono costituiti in piccoli gruppi, il primo ne comprende due, uno di dieci e l’altro di venti metri, e rappresentano, secondo gli studiosi, due figure umane, una maschile e l’altra femminile. Poco più avanti si ergono altre tre grandi pietre, di circa trenta metri di altezza e non sono le uniche. La zona è pregna di siti e necropoli di varia grandezza, un piccolo paradiso archeologico.
L’atavica atmosfera che si respirava, valeva un approfondimento degno di questo nome. Io purtroppo, non potevo restare, ma mi sono fatto persuaso che avrò altre sorprese, perciò tornerò sicuramente.
Le altre tre domeniche di ottobre aspettano di essere impegnate per l’Ottobrata di Zafferana, approfittatene, ne vale la pena. Cin Cin.

Francesco Marano

Latitudine Sud

Vivo incontenibile!

Avrete notato dalle foto che siamo da poco stati all’Isola d’Elba per conoscere Francesca, meglio conosciuta come Fravola.
Da tanto ci corteggiavamo sui social e qualche giorno fa ci siamo finalmente potute abbracciare dal vivo, anche grazie alla nostra #call4vivisostenibile.
Le ho chiesto di scrivere un post per il nostro blog a proposito del weekend appena trascorso insieme, e questo è il suo meraviglioso contributo a cui non mi resta nulla da aggiungere.
Se non un semplice: GRAZIE.

 

Caspita, mi rendo conto solo ora che è passata quasi una settimana dal mio primo (folgorante) incontro con Silvia e Valerio, le due anime di ViviSostenibile, un progetto che coltiva passioni, mette in rete realtà virtuose nel campo dell’accoglienza con un occhio di riguardo verso la sostenibilità e l’attitudine social (che senz’altro aiuta e promuove le opportunità di incontro e scambio).

Silvia e Francesca baciate dal sole elbano

Silvia e Francesca baciate dal sole elbano

Silvia, manco a dirlo, l’ho incontrata in rete: una mail accattivante e sensibile aveva catturato la mia attenzione ma la proposta di collaborazione che lei mi faceva, essendo io all’epoca in fase di “scollocamento” dall’Hotel Cernia, mi parve impossibile da accettare. Ci sono attrazioni umane però e sottilissimi invisibili legami che non trovano la loro ragion d’essere in una oggettiva reciproca conoscenza fatta di tempo materiale trascorso insieme, che non conoscono battute d’arresto e di fatto non si lasciano scoraggiare dalle apparenti difficoltà momentanee. Fu così che mi congedai da Silvia con la promessa che le avrei fatto sapere se, come e quando avessi intrapreso un nuovo cammino nel campo dell’ospitalità. La stagione turistica (mi pare fosse Maggio) stava partendo, con tutto il carico di impegni e pensieri che questa porta con sé ma twitter e facebook hanno rappresentato per Silvia e me una piazzetta virtuale, nella quale incrociarsi per un caffè, condividere due pensieri o semplicemente osservare attimi della vita dell’altra, condividendone in silenzio la filosofia di fondo, quello sguardo genuino e spesso affetto (nel duplice senso della parola, direi) di entusiasmi carichi di sentire e desiderio di esplorare.

La felice occasione di realizzare un’opportunità di incontro si è quindi concretizzata lo scorso week-end e finalmente quell’abbraccio 2.0 che più volte ci siamo scambiate in rete, ha avuto luogo nella splendida cornice della spiaggia delle Ghiaie a Portoferraio (casa mia!).

Io che amo le parole e mi diverto a giocarci insieme, stavolta stento a trovarne di sensate per raccontarvi la magia di questo incontro che , se la logica ti suggerisce di non aver mai vissuto prima d’ora, il tuo sentire te la mette in discussione perché, porca paletta, tu con quei ragazzi ti ci senti a casa ed è subito un sentire condiviso e un sorridere delle medesime magagne mentre ti infiammi per le stesse passioni.

A colazione da Marlis

A colazione da Marlis

Il mio week-end con Silvia e Valerio ha avuto il sapore degli incontri nei quali non c’è bisogno di spiegare granché né di sapere cose, fatti, particolari di vita: le connessioni hanno il pregio di fregarsene altamente dei dati oggettivi e di mirare dritto al cuore, a quello spazio sacro dentro al quale immagazziniamo quotidianamente sensazioni, aspirazioni, sogni, prospettive future. Impossibile quindi per me rimanere indifferente al richiamo fascinoso di questi due ragazzi che con grande entusiasmo, spirito d’iniziativa e una buona dose di follia (perché vi giuro che se la girano in prima persona in lungo e in largo l’Italia per trovare le strutture che rispondano ai canoni che si sono immaginati essere indispensabili per Vivi Sostenibile) portano avanti un progetto ambizioso ma meravigliosamente realizzabile, in realtà, a patto ci si creda in diversi.

Quella di costruire una rete di strutture legate insieme da una comune visione e di trovare ambasciatori, anzi, coltivatori di passioni, che siano in grado di sostenerle, aiutarle a crescere crescendoci dentro, trovo che sia una straordinaria opportunità di conoscenza e di esplorazione di strade alternative in un momento storico che, con la sua crisi, ci aiuta e ci invita a rompere gli indugi e a farci portatori (sani) di nuove (condi)visioni.

Pertanto, bando alle ciance: io mi butto (e chi si è visto si è visto).

Coltivatori di passioni: UniAMOci

Francesca
@fra_vola

Una giornata alla scoperta della Bologna Sostenibile!

Gli heroes della camperata

Gli heroes della camperata

Alla fine non ci ha fermato neanche la pioggia!

Nonostante le condizioni meteo avverse, sabato mattina il team di ViviSostenibile, accompagnato dalle Igers Bologna, ha rivolto la prua del vecchio ma sempre tonico camper alla scoperta delle piccole e grandi esperienze di sostenibilità sociale e ambientale nascoste sotto i portici di Bologna.

 
Prima fermata, via Saragozza, presso la prima sede di COB – Comunità Spaziali. Scese le scale di un signorile palazzo del centro storico, siamo stati accolti da Sara Roversi, una delle anime di questo interessante e innovativo progetto di coworking metropolitano. Non solo postazioni lavoro da affittare a start-up e liberi professionisti, secondo la concezione più classica di questo tipo di strutture, ma uno spazio fisico, creativo e culturale aperto, che offre stimoli e possibilità alle persone che decidono di viverlo. Un’opportunità per creare sinergie, team working, per crescere dal punto di vista professionale, ma anche umano, per offrire un servizio ad altre strutture – aziende, privati, proprietari immobiliari – che vogliono tuffarsi in questo nuovo modo di intendere lo spazio di lavoro…e di vita!

 
Sotto la pioggia battente, seguiti in bicicletta dagli eroici Valerio e Federico, siamo ripartiti alla volta della zona universitaria, per fare quattro chiacchiere e gustare una buonissima torta insieme a Britta e ai residenti di via Centotrecento. Il loro obiettivo? «Riscoprire l’arte della convivenza», ovvero imparare a conoscere meglio i nostri vicini, a rispettarli, a condividere con loro la vita quotidiana della strada. Lo spazio per fare questo sono i Luoghi di Sosta Pedonale, o “piazzette di strada”, ideati da Stefano Reyes, architetto e promotore dell’iniziativa, allo scopo di offrire ai residenti e ai negozianti delle strade – per ora le piazzette sono installate in via Centotrecento, via del Borgo San Pietro e via Mascarella – un luogo dove conoscersi, anche attraverso iniziative come cene, letture, feste danzanti e mercatini del baratto.

 
Con un “leggero” ritardo sulla tabella di marcia – vi garantiamo che saremmo rimasti volentieri per ore intere a parlare con ciascuna delle persone che abbiamo incontrato! –, ci siamo diretti verso via Vittorio Veneto, dove Silvia Storelli ci aspettava nel suo nuovissimo negozio, Ari EcoIdee. La particolarità di questa attività è la vendita di prodotti per la maggior parte biologici e alla spina. Vi serve del riso? Qui non troverete le classiche confezioni da un chilo del supermercato, ma un sacchetto di carta e una paletta per riempirlo. Vino e saponi possono essere spillati direttamente da un rubinetto nel flacone che vi potete portare da casa. I vantaggi sono notevoli: ridurre l’enorme impatto ambientale degli imballaggi, contenere i loro costi economici, imparare dosare la spesa comprando solo ciò di cui si ha reale necessità.

 
Da Ari Ecoidee ci aspettava anche Fabrizia Calda, che, terminata la visita al negozio, ci ha accompagnato fra i campi di via Olmetola, dove abbiamo raggiunto i suoi amici di Arvaia, la cooperativa dei cittadini coltivatori. Circa 140 soci, quasi tutti attivi, che curano alcuni ettari di terreno alle porte di Bologna, coltivando prodotti biologici che poi ridistribuiscono fra le loro famiglie e vendono in occasione dei mercati contadini. Da Arvaia, fra una battuta e l’altra, abbiamo avuto l’occasione di mangiare il porro più saporito mai provato, raccolto dal campo e addentato ancora sporco di terra…più naturale di così è impossibile!

 
Finalmente, stanchi, bagnati ma estremamente soddisfatti, abbiamo concluso la nostra giornata con un buon pranzo all’ hamburgeria Well Done, in via Fioravanti. Niente a che vedere con McDonald’s e Burger King vari: qui si utilizzano prodotti biologici e a chilometro zero, provenienti dalle aziende del bolognese. Abbinamenti curati e attenzione per la qualità del cibo, per un fast food davvero slow!

 

Potete dare un’occhiata a tutte le foto che abbiamo scattato durante il tour, sulla nostra pagina facebook!