Che quest’estate siamo stati in Silicon Valley, ve l’ho detto.
Quali sono state le mie impressioni a caldo, pure.
Ma che la Silicon Valley è stata da noi, non ve l’ho ancora raccontato.
Il 12 Settembre abbiamo avuto l’onore di ospitare a Cob Eric Persha, fondatore della travel startup Mosey, con la quale abbiamo avviato una collaborazione oltreoceano.
Abbiamo conosciuto Eric in uno dei nostri tanti incontri a San Francisco e in occasione del suo passaggio a Bologna ci ha parlato di Mosey, di Design Strategy e di come fare fundraising in Silicon Valley.
Condivido con voi le sue slide anche se, ammetto, essere presenti aveva tutto un altro sapore. Eric è eclettico, di una calma calmante, ama i tortellini (anche da asporto) e ha dichiarato che non sarà più la stessa esperienza mangiare pizza o gelato negli States.
Una cosa mi è rimasta bene impressa delle tante, utili, che ci ha detto e dei consigli che ha generosamente condiviso (alla slide 33 Eric mette il link al suo elenco di più di 800 investitori) : quando cercate un investitore, ricordatevi che state instaurando una relazione con questa persona. E’ il tipo di amico che invitereste a cena o al compleanno dei vostri figli? Sì? Allora andate avanti. No? Allora lasciate perdere, immediatamente. Non importa quanti soldi vi darà e con quale velocità, sarà comunque spiacevole lavorare con lui.
Io aggiungo una postilla: non basta dire di voler fare qualcosa (che sia un’impresa, una libera professione o una start-up) per riuscire a realizzarla. Serve tenacia, ancora prima dei soldi. Tenacia come se piovesse. E quella cultura del fallimento - anche piccolo- che noi non abbiamo. La voglia di andare avanti nonostante non tutte le porte ti vengano spalancate, anzi. La verità è che la maggior parte sono chiuse, con il lucchetto, ma devi avere il fuoco sacro della passione che ti spinge a buttarle giù a calci. Non sei pronto? Allora “Sta dentro che qua fuori è un brutto mondo”. Sei carico? Allora, good luck, amico!
Il futuro appartiene a coloro che credono nella bellezza dei propri sogni. Eleanor Roosevelt
