Ma guarda, i nostri piedi funzionano ancora!

Grazie a Ryan Air, offerte low cost, booking on-line (il 43% dei web shopper acquista servizi turistici secondo l’Osservatorio eCommerce B2C) e altri espedienti, viaggiare – specialmente il turismo “mordi e fuggi” e il pendolarismo internazionale – sta diventando alla portata di tutti e il Medio Oriente è l’unica regione nel mondo a non far registrare una crescita positiva (Unwto).
Ma c’è un dato che a noi interessa particolarmente. Fra i vari segmenti di questo macrosettore, ce n’è uno in grande spolvero: quello del turismo slow e sostenibile. Sono sempre di più gli italiani che fanno questa scelta – un quarto di noi pagherebbe un prezzo più alto per una vacanza a basso impatto ambientale (Bit 2013) –, si stanno moltiplicando le agenzie e i tour operator che propongono opzioni eco-friendly o che addirittura nascono per operare esclusivamente in questo ambito, anche le istituzioni favoriscono il viaggio a piedi – per esempio, fra gli accordi transfrontalieri fra Italia e Slovenia è compreso un bando di valorizzazione e promozione di itinerari turistici “slow”.

Esistono circuiti turistici sommersi ma organizzati ed efficienti dedicati ai camminatori, come per esempio quello che serve la via Francigena, 950 chilometri fra Gran San Bernardo e Roma, che sarà anche inserita nel sito dedicato all’Anno del Turismo Italo-Russo. Anche il WWF si è attivato, proponendo 35 itinerari di turismo slow da visitare a piedi, articolati su tre livelli di difficoltà. Volete leggere qualche testimonianza? Date un’occhiata allo spazio che il sito Turisti per Caso riserva ai racconti dei viaggiatori slow. C’è anche chi è passato per la Valsamoggia!
Ma il turismo slow non vuol dire solo sostenibilità ambientale. Viaggiare a piedi significa rispettare i ritmi della natura, entrare in sintonia con i luoghi che visitiamo e le persone che li abitano, assorbire l’essenza di un territorio. E come primo viaggio non pensate a un trekking estremo in Siberia o alla risalita del Rio delle Amazzoni! Spesso i borghi della provincia, i parchi collinari, le oasi del WWF o anche solo i vicoli del centro delle nostre città possono rivelare molto più di quanto ci balza all’occhio quando ci muoviamo freneticamente con la valigetta in mano e l’orologio che ci frusta come un fantino col suo cavallo.
Comincia a piacervi l’idea di muovervi a piedi anche quando siete in vacanza? Se volete scaldare i muscoli, veniteci a trovare sabato 15 febbraio alla passeggiata ViviSostenibile!

A proposito di musica

In questo articolo abbiamo parlato di Spazi Sonori e dell’importanza che la musica ha nel rimetterci in armonia con il mondo.

C’è musica e musica, però, ci sono note e note, ci sono parole e parole…
Martedì scorso ho partecipato ad una serata in un bel locale nel centro di Torino. Si parlava di (R)evoluzione, di cambiamento, di nuove idee. Il dibattito è stato molto piacevole e stimolante, ma non è di questo che vorrei parlare. L’apertura e la chiusura degli interventi dei relatori sono stati arrivati affidati a un ragazzo che, strimpellando qualche nota dei Pink Floyd, già da un’oretta intratteneva il pubblico intervenuto con la sua musica di sottofondo, quasi avesse paura di disturbare. Si chiama Enrico, in arte Esma. Incuriosito da questo nome strano – “sarà sardo o giù di là?”, mi chiedevo –, tornato a casa l’ho cercato su internet e ho scoperto che in suo nome è uno pseudonimo che vuole dire “Energie Svegliano Menti Assopite”. Potentissimo! L’idea, le parole, le emozioni…e lui. Appollaiato su una sedia di legno, con una vecchia chitarra folk fra le mani, ha aperto la serata cantando la sua “Cambia il mondo” – «Ora che ci vedo, tutto è possibile! Il senso è dentro alle cose, nessuno può decidere per te!» –, una carica di energia e ottimismo che schizzava fuori dagli amplificatori gracchianti e contagiava tutto il pubblico.
La musica è uno strumento di comunicazione potentissimo, forse il più efficace di tutti. Unisce il Bello dell’arte, l’armonia di un elemento della natura – il suono –, con la carica emotiva dei sentimenti di chi scrive e canta una canzone.

“Ma qual è la buona notizia in tutto ciò?”, vi chiederete voi… È proprio questa: c’è ancora qualcuno che ha il gusto del Bello, che attraverso le note e le parole di un pezzo musicale crede ancora che si possa comunicare un messaggio. E questo “qualcuno” sono tanti, decine, centinaia, migliaia. I Buggles dicevano che la televisione ha ucciso la stella della radio. Se devo essere sincero, su entrambi questi mezzi di comunicazione faccio fatica a trovare forme d’arte che escano dal triste seminato del trash che va oggi per la maggiore. Però ci riesco. E quando è proprio impossibile, mi ricordo che viviamo nel 2014 e che nonostante tutto disponiamo del mezzo più potente e incontrollabile di tutti: la rete.
E allora volete sentire un po’ di musica non solo orecchiabile ma che vada anche al di là del solito “cuore-amore”? Fatevi un giro qua.