L’attesa è finita!

Abbiamo aspettato qualche giorno a dare l’ufficialità per poter sistemare le ultime cose ( siamo dei precisini!) ma ora ci siamo davvero!

L’attesa è finita: il nuovo sito di ViviSostenibile è online!

Che ve ne pare? Siamo tornati con una veste nuova. Abbiamo creato un luogo dove poter accogliere tutte le persone che in Italia si occupano di ospitalità con una filosofia green e umana.

Viviamo nel Paese più bello del mondo e c’è chi tutti i giorni lavora per promuoverlo al meglio. E’ giunta l’ora di raccontare le loro storie, no?

In bici alle Egadi

Chi sceglierà la meta del suo prossimo viaggio attraverso il nostro portale non lo farà perché trova l’offerta sensazionale dell’ultimo secondo, bensì perché incuriosito di conoscere meglio un’esperienza di vita e di lavoro, e attraverso di esse la terra che andrà a visitare.

Ultimamente si parla tanto di fare rete e collaborare, ma tutto deve partire da un incontro, che porta a conoscenza e scambio. Quale occasione migliore, se non quella di un viaggio?

Bhe, ora non vi resta che scegliere la vostra prossima destinazione!

Vi assicuro che ce n’è per tutti i gusti: dai colli bolognesi, all’entroterra umbro-marchigiano fino al meraviglioso mare siciliano!

Noi, nel frattempo, continuiamo la ricerca di nuove strutture.

Vuoi aiutarci anche tu nella creazione della rete? Oppure hai un’attività e vuoi candidarti per entrarne a far parte? Fantastico!

Contattaci e raccontaci la tua storia!

Per ringraziarti abbiamo pensato a dei prezzi super sostenibili se entri a fare parte della rete entro la fine dell’anno.

Non ci credi? Dai un’occhiata qui!

E ora: buona navigazione a tutti!

Non una, ma tante case!

Il fatidico momento è arrivato. Ancora qualche giorno e saremo online con il nuovo sito!

Ebbene sì, dopo quasi 120 giorni dall’inizio della campagna “ViviSostenibile cerca casa” possiamo ufficialmente annunciarvi che non ci siamo accontentati di trovarne una…ad oggi sono una decina ad averci accolto!

Da Bologna a Modena, e poi Liguria, Marche, Umbria fin giù nelle splendide Calabria e Sicilia.

Vi avevo accennato qualcosa in questo post, ma adesso conto i minuti che mi separano dal lancio del nuovo sito per presentarvi una ad una queste storie!

Nel frattempo, ovviamente, la ricerca continua: sia da parte nostra che, se lo vorrete, con la vostra collaborazione.

Il team di Ca’ Penelope

Come ho già detto, il nostro obiettivo è quello di creare un portale turistico dal volto umano, in cui poter accogliere strutture con una filosofia green e social, quelle che tutti i giorni si adoperano per promuovere il nostro Bel Paese. Un portale dove le persone che lavorano nel mondo dell’ospitalità potranno raccontarsi, spiegandoci, ad esempio, quali sono i loro progetti e cosa intendono trasmettere attraverso il loro lavoro.

Basta con le offerte sensazionali, vogliamo tornare a dare valore al rapporto umano, sarà quello che vi spingerà ad intraprendere un viaggio e a lasciarvi un ricordo meraviglioso una volta tornati a casa.

Quindi: avete una struttura del genere e volete entrare a fare parte della rete ViviSostenibile? Siete stati ospiti di un b&b o un agriturismo con queste caratteristiche e volete segnalarcelo?

Scrivetemi a [email protected], in cambio riceverete gratis l’iscrizione alla nostra associazione fino a Dicembre!

Stay tuned amici!

Vi presento Pamela: da farmacista ad animatrice scientifica

E’ stata ospite del nostro ex bed and breakfast insieme a suo marito Luca. Per il loro soggiorno davano previsioni meteo terrificanti ed erano tentati di rimandare il weekend a stagione più sicura. Poi la voglia di conoscere il nostro progetto, prima che chiudessimo l’attività, ha prevalso e alla fine hanno deciso di partire nonostante i lampi. Per fortuna.

Dopo qualche settimana sono tornati a trovarci. Stavolta, però, li abbiamo accolti con un divano e un letto montato per l’occasione nella nostra cucina.
Era il nostro primo brainstorming weekend, e ora vi presento Pamela.

Pamela, la prima volta che ci siamo sentite noi avevamo ancora il bed and breakfast a Monteveglio. Mi mandasti una mail per prenotare una camera che aveva un oggetto un po’ inusuale e che probabilmente racchiude tutto il senso del nostro progetto: “Un sogno che si avvera”.
Puoi raccontarci cosa intendevi e cosa stavate per affrontare con quel viaggio?

Era tanto che in famiglia si parlava di come esistesse nel nord Italia un paesino chiamato Monteveglio dove tutto quello che avremmo voluto (soprattutto nella nostra città) c’era già. Il movimento della Transizione, l’idea di sostenibilità intesa su più fronti, l’attenzione alle problematiche ambientali e, cosa più importante, le passioni che sembrava riuscissero a prendere il volo.
Ed è stato cercando una struttura per soggiornare che mi sono imbattuta nella vostra “storia di passione”, quella di due ragazzi (poco più giovani di noi) che decidono di lanciarsi nell’ignoto e coltivare il loro sogno: un b&b sostenibile!
Quindi con quel viaggio non stavamo solo cercando di entrare in contatto con una realtà diversa dalla nostra ma stavamo affrontando un cambiamento molto importante dentro di noi. E’ stato il trampolino per un tuffo da medaglia d’oro: cambiare si può se lo si vuole!

 

Sognavate Monteveglio come un’isola felice, perché forse sono troppe le cose di Civitavecchia che non vi piacciono. Qual è il rapporto con la vostra città e cosa fate per migliorarla?

Pamela e Luca

La nostra è una città ferita su tanti aspetti. È sede di due centrali termoelettriche (una delle quali a carbone) e di un porto mercantile/crocieristico in continua espansione. Le amministrazioni che si sono succedute, nel corso degli anni, hanno mostrato sempre scarso interesse per l’aspetto ambientale e salutare della città. Quello che ha sempre contato di più è stato il profitto. E ad oggi, purtroppo, le cose non accennano a cambiare. Nel nostro piccolo (purtroppo sono ancora pochi i cittadini consapevoli e attivi) cerchiamo di fare il possibile per tentare di cambiare le cose. Facciamo parte di un comitato popolare (NessunDorma) che è nato due anni fa per denunciare i fumi del porto che, soprattutto durante l’estate, ricoprono di una coltre giallo-nera l’orizzonte. Non siamo contrari allo sviluppo e all’occupazione ma crediamo nel raggiungimento sostenibile di questi obbiettivi (banchine elettrificate, energia da moto ondoso, ect.)! A tal proposito organizziamo manifestazioni che coinvolgono attivamente grandi e piccini.

In cantiere ci sono anche tante altre idee. Vorremmo organizzare dei corsi di “scollocamento” per adulti e di educazione/gioco per i più piccoli. Crediamo che solo ‘educando’ le nuove generazioni ed incoraggiando le persone queste prendano fiducia e possano dar sfogo alle loro passioni. Un cittadino appassionato è sicuramente più innamorato e rispettoso della sua città.

 

Parliamo di lavoro. Sei una chimica farmacista, attualmente senza lavoro, o almeno quello inteso con i canoni standard. Ti definiresti disoccupata o scollocata per scelta?

Ad oggi sento di potermi definire una scollocata felice. Non è stata una scelta facile, soprattutto per gli altri. Per coloro che, nella loro vita, hanno visto come unico esempio un sistema che ragiona solo in termini di sicurezza e stabilità. Ma a quali compromessi? Da tempo non sentivo più di far parte di questo “modo di ragionare” e già in altre occasioni ho avuto modo di darne prova. Diciamo che quest’ultimo è stato probabilmente l’atto più eclatante e controverso. Ma mai come oggi, soprattutto alla luce degli eventi che hanno investito (è il termine giusto) la mia vita in questi ultimi anni, sono felice della scelta che ho fatto e la rifarei mille volte.

 

A posteriori posso dire che il nostro incontro ha forse dato forza ad entrambe. Io stavo per terminare la mia attività a Monteveglio e mi sentivo un po’ persa all’idea di ricominciare. Tu avevi il sogno di un progetto alla ViviSostenibile ma non sapevi se e come realizzarlo. Abbiamo cominciato a fantasticare insieme e qualcosa si è mosso per entrambe.
Cosa è cambiato per te da allora? Sono passate solo poche settimane ma, per intensità, sembrano una vita, sbaglio?

Per me è cambiato molto. Diciamo che forse ora si sta disegnando l’apice di quel cambiamento che mi ha ‘travolto’ senza che io lo volessi ma che, inconsciamente, aspettavo da tempo. Riflettevo qualche giorno fa su come a volte i cambiamenti possano far male ma su quanto siano inevitabili e soprattutto indispensabili. E poi c’è stato l’incontro con il tornado Silvia… hai ragione quando dici che sembra una vita che ci conosciamo! Con il passar del tempo abbiamo infatti scoperto di avere tante cose in comune. Probabilmente sei stata proprio tu la molla che ha fatto scattare in me la voglia di coltivare le mie passioni! Ed infine non ci dimentichiamo che trovare un’amica è già di per se una grande vittoria!

 

Coincidenze: pochi giorni fa, proprio a ridosso della tua decisione di partire con una tua attività, ti chiamano a prendere il posto che ti eri guadagnata facendo un concorso pubblico qualche anno fa. Come hai affrontato questa scelta e, soprattutto, che reazioni hai scatenato nelle persone vicine a te?

A parte lo scarsissimo tempo per decidere (meno di 24h) avevo già chiaro in testa cosa volevo. Si trattava di un lavoro a tempo determinato con una minima possibilità di “prospettive future”. Io in realtà non avevo alcuna voglia di pensare in lontananza, volevo essere felice, adesso. E se fossi salita su quel treno sarebbero stati tutti contenti, tranne io. Ma poi sarebbe stato il treno giusto? No, non penso. Anzi ne sono sicura.
La reazione che ho provocato nelle persone vicine a me è stata, in alcuni casi, esageratamente inaspettata. Ma capisco anche il loro punto di vista. Non è facile vedere bianco quando tutti, per una vita, ti hanno fatto credere che fosse nero!

 

In una situazione simile alla tua si trovano probabilmente molte persone in Italia, anche della nostra età. Credi che il farli sentire parte di una rete, dove possano confrontarsi con altri che hanno i loro stessi dubbi e magari trovare qualcuno che gli dia semplicemente un po’ di coraggio, possa aiutarli a fare il salto?

Più che anche della nostra età, direi soprattutto della nostra età! Farli sentire parte di una rete di persone che, spesso contro tutto e tutti, ha voluto provare a svincolarsi dalle redini di un sistema che si fonda solo su valori materiali e che non da spazio alle speranze ed alle passioni è il segreto! A volte basta solo conoscere le persone giuste al momento giusto ed inaspettatamente arriva quella spinta che ti aiuta a fare il salto tanto atteso. Proprio come è successo a me!

Cominciamo a conoscere i nostri ospiti: Claudio Magri

Come sapete da qualche settimana abbiamo inaugurato i brainstorming weekend, occasioni per incontrare o conoscere meglio persone nuove, con le quali scambiarsi idee e conoscenze che, chissà, magari porteranno a future collaborazioni.

Abbiamo iniziato con Pamela e Luca ( per la cui intervista dovrete aspettare ancora un attimo), mentre lo scorso weekend lo abbiamo passato con Claudio, uno dei primi incontri che abbiamo fatto su twitter ( @Lentius66) e ora immancabile presenza della nostra timeline.

Claudio, raccontaci un po’ di te: informatico e scrittore, c’è un ambito in cui ti esprimi meglio o senti che non potresti fare a meno di nessuna delle due cose?

Potrei rispondere che l’informatica è perfetta per il mio emisfero sinistro, che ama la razionalità, la logica, il mondo bene ordinato. E la scrittura appaga il mio cervello destro, la mia parte creativa, curiosa, libera. Forse, anzi, questa parte è rimasta troppo a lungo in letargo. Invece, abbiamo bisogno di dare spazio ed energia a tutti questi aspetti! Mi spiego meglio con un’immagine:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Per molti anni hai lavorato in un’importante azienda delle telecomunicazioni a Milano, poi ad un certo punto si è rotto qualcosa e hai deciso di scollocarti, come usiamo dire noi. Cosa ti ha portato a fare quella scelta? Ti sei mai pentito?

Ripensandoci, a distanza di tempo, direi che si è rotto qualcosa quando ho smesso di sentirmi parte di una squadra bene affiatata e ho iniziato a percepire il mio lavoro come quello di un operaio altamente specializzato: in fondo, mi veniva chiesto soprattutto di garantire che il gruppo di persone che coordinavo fosse sempre efficiente e pronto ad attivarsi con preavviso minimo, e senza fare troppe storie. Arrivato a quel punto, il mio lavoro mi sembrava quello del “sorvegliante degli schiavi” e andava contro tanti, troppi miei valori.
Non mi sono mai pentito della scelta di scollocarmi (che pure ho potuto compiere perché sceglievo in proprio, rischiavo solo del mio, non avendo famiglia, questo è giusto precisarlo). Penso anzi che sia stata una delle migliori decisioni della mia vita: una lunga stagione si chiudeva, era il momento di voltare pagina e aprirsi al nuovo, uscendo dal mio guscio di certezze (dalla mia zona di comfort, per dirla con un termine appropriato) e rimettendomi in gioco.

 

Al termine del tuo percorso di counseling durato 3 anni, scrivi queste parole sul tuo blog:
“Ho imparato che il caso non esiste. Che siamo tutti collegati, uniti da fili invisibili: a volte ce ne accorgiamo, altre volte siamo distratti, o storditi da troppi stimoli esterni, per riuscire ad accorgercene. Ma tutto ha un senso, e forse bisognerà arrivare alla fine della vita – o guardare il mondo dall’altra riva – per riuscire a coglierlo appieno.”
Ti andrebbe di spiegarci meglio cosa intendevi?

Ho imparato moltissime cose. Cito almeno quelle essenziali: l’importanza della comunicazione efficace, che inizia dalla capacità di ascolto; il ruolo delle emozioni, alla base di tanta parte dei nostri comportamenti; i condizionamenti che il nostro “sistema di credenze” – trasmesso dalla famiglia, assorbito nel nostro ambiente, respirato con la cultura – tende a imporre alla nostra libertà di agire.
Ancora: ho imparato che sentire, percepire, è molto più importante che pensare, ragionare. Che è sempre bene dar retta al nostro intuito: è un po’ il nostro “sesto senso”, è la capacità di fare la scelta migliore possibile, in ogni circostanza.
Ho imparato una cosa molto importante: se mettiamo da parte le paure, gli scrupoli, il timore del giudizio degli altri, se ogni giorno scegliamo di essere noi stessi – grati alla Vita per quel che ci dona, parte di un Tutto più grande, scintille d’infinito venute al mondo con uno scopo e non per un caso – tutta la prospettiva cambia e la Vita scorre davvero in noi.
C’è un detto Ubuntu che mi piace molto: “Io sono ciò che sono in virtù di ciò che tutti siamo”. Siamo tutti chiamati a essere felici, e spesso l’apertura verso l’Altro da me (che è un altro Me stesso!) la tenerezza, i piccoli gesti gratuiti possono aprire squarci meravigliosi, anche in una corazza di dolore e di apparente chiusura. Luigi Verdi, uno dei miei maestri, dice così:
“E’ quando si sperimenta quel terribile e fecondo passaggio in cui si è nudi con se stessi, che si può abbracciare il proprio limite e rialzarsi in piedi. La ferita può diventare così una feritoia, una finestra verso l’oltre, preziosa come l’oro.”.
Alla fine, non abbiamo bisogno di molte cose: attenzione, ascolto, tenerezza. Empatia, per dirla con una sola parola. E anche un po’ di bellezza, per nutrire la nostra anima.

 

Sei stato uno dei nostri primi incontri su Twitter, poi un fugace appuntamento l’anno scorso a Milano fino ad arrivare al weekend appena trascorso insieme.
Cosa possiamo fare, a tuo parere, per trasformare la rete da “virtuale” a fisica e abbattere il muro di timidezza e pigrizia che a volte ci impedisce di fare quel passo in più per realizzare qualcosa insieme?

Silvia e Claudio nell’orto teatro di Ca’ Shin

Da incorreggibile pigrone, direi: fare il primo passo, aprirsi agli altri – come avete fatto voi, scegliendo di aprire casa e di ospitare chi voleva venire a trovarvi per un po’ di brainstorming – e cogliere tutte le occasioni d’incontro che ci vengono offerte dal territorio in cui viviamo, o anche da altre persone. Mi vengono in mente un paio di “pretesti” efficacissimi per incontrarsi: le fiere della sostenibilità (“Fa’ la cosa giusta”, “Terra futura” e tante altre) e gli incontri che Altreconomia organizza un po’ dappertutto. Più in generale, tutti i luoghi e le occasioni “nutrienti”, capaci di attirare tante persone in gamba, tante buone energie: occorre vincere la nostra pigrizia, spegnere la TV, usare la Rete per scoprire cosa accade attorno a noi e poi… muoverci, uscire di casa, andare incontro agli altri.

Mettiamola così: il primo incontro può avvenire in Rete, sui social network. E’ perfetto per “assaggiare” le affinità elettive. L’importante è fare presto un passo in più, passare prima possibile alla realtà: trovare un’ottima scusa, un pretesto valido, per iniziare a conoscersi, a guardarsi negli occhi. Magari, davanti a un buon boccale di birra cruda!

 

Last but not least. Domanda secca: quali sono i tuoi programmi per il futuro?

Risposta secca: scoprire le linee che uniscono i puntini! Questa frase di Steve Jobs mi affascina da tempo, la trovo verissima: “So you have to trust that the dots will somehow connect in your future. You have to trust in something — your gut, destiny, life, karma, whatever. This approach has never let me down, and it has made all the difference in my life.”
Ho passato molti anni a studiare e a imparare, in ambiti molto diversi tra loro. E sono sicuro che l’informatica, il counseling, i social media troveranno il modo per incastrarsi tra loro, misteriosamente, proprio come le tessere di un puzzle. A patto di fidarsi, e di non smettere di cercare.
Poi, sento molto forte un’esigenza: lavorare – anzi, collaborare! – per diffondere positività e buone idee. Mai come ora, bisogna contrastare questo clima di negatività, di ansia, di precarietà, di paura: per riuscirci, bisogna fare rete, in ogni modo. Mettere assieme le buone energie, trovare occasioni, luoghi e possibilità per essere catalizzatori, per farle interagire al meglio, per costruire network di persone capaci di futuro. E vorrei fare la mia parte, per costruire assieme una vera “economia del Noi”. Sostenibile!